Arrivarono i primi ferri, poi altri ancora ed ancora. Viti enormi sposavano le travi, uomini minuscoli con braccia meccaniche facevano germogliare la mia terra con rami d'acciaio e ciminiere scintillanti.
Le mie mani pian piano si ammorbidivano. I calli della zappa svanivano ma al mattino mi svegliavo come al solito prima del gallo.
Stavo male? O stavo bene? Avevo un bel gruzzolo di denaro in mano ma avevo perso la mia natura.
Mi è arrivata poi una lettera, volevano riqualificarmi, mi davano un milione di lire per schiacciare un bottone subito dopo l'accendersi di un spia gialla. Poi mi hanno messo a saldare i tubi, la maschera di protezione dalla luce del saldatore mi lasciava sempre un'abbronzatura con un rettangolo bianco intorno agli occhi. Iniziava a farmi male la schiena, ero malato ogni inverno, bronchite, tracheite, laringite ... mi sentivo più vecchio.
Nacque mio figlio che avevo 35 anni, già da dieci lavoravo in fabbrica e facevo sempre la stessa cosa. Per andare a fare la pipì dovevo chiedere il permesso, dovevamo essere più veloci sempre più veloci. Mio figlio ha studiato, ha mille allergie ma un cuore d'oro. Gli ho raccontato della mia amata terra, ora vuole comprare un uliveto ed una vigna. Ma si sa per farlo ci vogliono i soldi e per un pò a lavorato con me, in fabbrica.
Io sono in pensione da dieci anni ormai, la mia terra è ormai nera e mio figlio lotta per la sua dignità. Non vuole più lavorare in fabbrica, sogna l'uliveto e l'odore del mosto in autunno. Lo vuole fare sulla mia terra, quella che mi hanno tolto per un inganno pagato qualche milione di lire.
Mio figlio ha visto la bara bianca dei bambini morti precocemente, ha visto il rosso sangue dei colleghi feriti ma quando chiude gli occhi sogna il verde uliveto.
Verde, bianco e rosso sono i colori di Taranto.
Verde, bianco e rosso sono i colori del mio paese.
Verde, bianco e rosso sono i colori di mio figlio ... il mio partigiano!
Un abbraccio ai miei concittadini.





